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Katia Celeste

Nata il:katia celeste

19 aprile 1981

Katia era:

  • fantasiosa
  • schiva
  • coraggiosa
  • insensibile
  • curiosa

Tutti ricordano che Katia:

1- adorava inventare storie bizzarre che prima o poi richiedevano un intervento della banda del Bottone per risolvere il mistero di turno.  Le altre bambine ascoltavano con trepidazione, per poi andare a fare le moine ai maschietti e convincerli a organizzare una spedizione che chiudesse degnamente la storia. Tranne quando si trattava di raccontare storie, era piuttosto taciturna e non cercava molto l’interazione verbale;

2- trovava estremamente noiosa qualunque cosa facesse riferimento al mondo degli adulti. Quando le altre bambine tentavano di coinvolgerla in giochi che mimassero la vita reale, come giocare a fare shopping o a svolgere una professione, si sottraeva sempre e preferiva addirittura giocare da sola o con i bimbi più piccoli. Anche quando le bambine più grandi le confidavano le prime cotte, lei non capiva la necessità di tenere il segreto e finiva per causare drammi degni di una telenovela.

 

  • Katia  adorava Nora Bottecchia perché:

Entrambe semplicemente non capivano le leziosita’ delle altre bambine e i comportamenti ambigui con i maschietti, ma mentre Katia si rifugiava in modo quasi autistico nella sua immaginazione, Nora metteva sempre in pratica le sue idee, spesso costruendo veri e propri mondi in miniatura per i suoi adorati insetti.

Quando Katia si annoiava con le altre bambine (accadeva spesso) andava a cercare Nora, sapendo che avrebbe potuto osservarla mentre giocava oppure unirsi a lei, senza essere costretta ad una futile conversazione.

A volte Katia spontaneamente iniziava a raccontare una storia basata sui giochi nelle mani di Nora e quest’ultima a sua volta cercava di assecondare e interpretare al meglio il racconto, con i suoi personaggi insetti e le sue scenografie di legnetti e spazzatura trovata chissa’ dove. Ma la vera magia che fece Nora fu di far appassionare Katia alla Banda del Bottone, facendo leva sul fatto che avrebbe potuto far vivere le sue avventure agli altri bambini. Katia si fece sedurre dall’idea e quando era in vena assegnava i personaggi ai vari bambini e li seguiva nelle spedizioni avventurose ispirate dai suoi stessi racconti, anche se lo faceva piu’ con l’ingegno e la passione di un regista per le sue creature che con reale complicita’ affettiva. Nora la aiutò tantissimo nelle prime interazioni con gli altri, suggerendole le reazioni emotive che gli altri si aspettavano da lei, insomma facendole da educatrice. Grazie a lei Katia imparò a scusarsi e ringraziare quando era opportuno e a offrire il suo aiuto se un altro bambino piangeva, anche se in maniera sempre un po’ rigida e innaturale.

Grazie a Nora, per la prima e forse ultima volta in vita sua Katia si senti’ parte di un gruppo di persone reali, la Banda del Bottone.

 

  • Katia e Maddalena Gentileschi:

Un giorno Katia se ne stava appollaiata sui rami di un albero del giardino a elucubrare chissa’ cosa, quando Maddalena detta Didi e la sua amichetta Giorgia disgraziatamente “scoprirono” un fungo ai piedi del suddetto albero e pensarono bene di piazzarsi li’ sotto a cantare una delle loro, francamente insopportabili, canzoncine insensate sulla simpatia del fungo.

Katia desiderava scendere dal’albero prima di perdere la poca sanita’ mentale in suo possesso a causa delle due stridule vocine, ma in un certo senso era intimorita all’idea di interromperle, soprattutto perche’ avrebbe dovuto non solo parlargli, ma addirittua gridare per farsi sentire. Mentre iniziava a fantasticare su come avrebbe condotto la sua intera vita sopra quell’albero, senti’ un “pssst…” dall’altro lato dell’albero: era Nora che, con l’espressione grave di chi sta salvando la vita a qualcuno, le porgeva un barattolo.

Quel che accadde poi fu che Katia vuoto’ il barattolo e la povera Maddalena, che era gioiosamente impegnata a tenere una “o” del ritornello, si ritrovo’ con un grillo in bocca e un’altra dozzina di insetti non identificati nei capelli.

Maddalena neanche capi’ cosa fosse successo e sarebbe rimasta li’ impietrita a disperarsi, in preda alla sua fobia degli insetti, se non fosse stato per Giorgia che la porto’ via consolandola e liberandola dai mostri striscianti e svolazzanti, non senza aver gettato un’occhiata di rimprovero a Katia. Ecco come Katia scese dall’albero.

 

  • Katia riteneva Gigino un buon amico perché:

Gigino era il piu’ piccolo, anche se di poco, ma fisicamente era davvero minuto…o almeno io lo ricordo cosi’; per questo perfino io tendevo a essere se non proprio protettiva, almeno delicata nei suoi confronti.

Ricordo pochissime occasioni in cui restammo da soli, lui era molto vivace e gli piaceva stare in compagnia, al contrario di me.

Quando raccontavo una storia, ci furono occasioni in cui mi sorprese scegliendo una “colonna sonora” dal suo registratore, e in quelle occasioni era concentrato e serio. Spesso i suoni scelti erano abbinati al racconto in maniera bizzarra e apparentemente incomprensibilie, ma a me questo piaceva.

Gigino era in molte cose il contrario di me e invidiavo il suo modo di fare, che lo rendeva benvoluto da tutti; comunque teneva unito il gruppo e piu’ di una volta ha stemperato le tensioni tra me e gli altri con una risata contagiosa, come se vedesse un lato comico nel mio bizzarro distacco dal mondo.

 

  • Katia e Marilina:

Un pomeriggio Marilina stava stendendo la biancheria nel cortile, e io ero in uno dei miei momenti di solitudine e stavo lì a guardarla, considerando quanto fosse bella nel controluce di fine giornata e immaginandola con un vestito da pricipessa e una spada in mano al posto della molletta. Lei si girò repentinamente e mi chiese se avessi voglia di raccontare una delle mie storie. Io arrossii tutta, non pensavo lo sapesse ed era una cosa che avevo sempre pensato fosse riservata alla Banda. Feci segno di no con la testa.

Allora lei divertita mi propose di ascoltarne una da lei.

Io le chiesi di raccontarmi di suo figlio e lei sulle prime rimase un po’ interdetta, ma poi sorrise e iniziò a parlare di questo bambino. Non ricordo nulla, in realtà non mi interessava granché, ma era bello vedere i suoi occhi animarsi di gioia e affetto in quel modo. Si girò a guardarmi e trasalì, come se avesse scorto qualcosa nel mio sguardo, o all’improvviso si fosse vergognata delle sue parole. Venne a farmi una carezza e io scappai via per tornare dagli altri bambini.

 

  • Katia e i maschietti della Banda:

Non so dire se fosse proprio una cotta, ma mi piaceva il carattere di Federico, gli piacevano i giochi silenziosi come a me  e presupponevo che anche lui inventasse un sacco di storie ambientate nei posti delle sue fotografie, altrimenti perché collezionarle?

Comunque lui al contrario di me era molto sensibile  e percettivo, anche troppo, e ogni volta che se la prendeva a male per i comportamenti degli altri avrei voluto dirgli che poteva stare con me e che io non gli avrei fatto degli stupidi scherzi. Ma in realtà non gli dissi mai niente.

  1. Tommaso

    Un giorno Katia trovò una pista magica, indicata dalle foglie del grande albero del giardino. Katia, coraggiosa e curiosa come sempre, si mise a seguirla animata dalla grande voglia di vedere dove questa pista avrebbe condotto. La sua delusione fu grandissima quando si rese conto che il punto di arrivo era il cassetto dei mutandoni di Suor Teresa. Quando Katia capì che era stato Tommy…

    • Katia Celeste

      …quando Katia capi’ che era stato Tommy, strinse i pugnetti, socchiuse gli occhi e resto li’ per un po’, finche’ un sorriso un po’ inquietante le animo’ il viso.
      Prese i colori a tempera dalla sala dei giochi e scrisse il nome di Tommy sui mutandoni piu’ in evidenza nel cassetto della suora.
      Poi torno’ indietro sulla pista di foglie, dove alla fine c’era un Tommy sogghignante che aspettava di vedere chi fosse cascato nella sua falsa pista.
      Katia lo guardo’ inespressiva, per poi buttarsi dietro un albero a ridere di gusto.
      Suor Teresa, che dopo il bagno serale doveva aver trovato non di suo gusto le sue nuove mutande firmate, non manco’ di trascinare per un orecchio il povero Tommy fuori dalla mensa, negandogli la cena e non credendo neanche per un secondo alle sue proteste di innocenza. D’altra parte, quasi non ci credeva Tommy stesso…

  2. Giorgia Torres

    Una volta Giorgia, mentre Katia raccontava la sua ennesima avventura nello spazio alla banda riunita, arrivò in ritardo e inciampò nella scatola degli oggetti dello spazio cosmico che usava Katia per le sue recite. Ruppe il pupazzetto del primo uomo sulla luna, uno dei giocattoli preferiti di Katia. Katia cominciò a piangere, e a spintonare Giorgia, sempre più forte. Gli altri bambini erano allibiti e immobili, mentre Katia gridava “sei stupida! sei sempre stata stupida! handicappata! ritardata! ti odio!”. Non ci fu un solo muscolo di Giorgia che reagì alle spinte e agli insulti, anzi, lasciò fare, si prese tutte le botte che doveva prendersi e poi…

    • Katia Celeste

      …te ne andasti via, lasciandomi sola davanti al giudizio della Banda. Mi ricordo che mi costrinsero a chiederti scusa, e io lo feci perché la Banda era la cosa più importante di tutte e Nora mi aveva insegnato a farlo in certe situazioni.
      Ma la verità è che ho sempre pensato che ti impegnassi molto meno di me a migliorarti e nonostante ciò venivi sempre giustificata per tutto.
      Nora più tardi venne a spiegarmi che non era giusto chiamarti con quegli epiteti, ma io li avevo sentiti in una conversazione animata tra le suore e un altro adulto e nessuno di loro era poi venuto a chiederti scusa.