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Jacopo Dallacroce

Nato il: Jacopo Dallacroce

24 dicembre 1978

 

Jacopo era:

  • introverso
  • timido
  • schivo
  • riflessivo
  • cupo

 

Tutti ricordano che Jacopo:

1- amava la solitudine e appena poteva si rifugiava in uno dei suoi tanti “luoghi speciali”.  Cercava in tutti i modi di sottrarsi alle attività di gruppo che richiedessero una grossa apertura e relazione con l’altro. 

2- portava sempre con se un quadernetto che non permetteva a nessuno di leggere e nel quale annotava e scarabocchiava sopratutto nei momenti in cui si sentiva maggiormente in imbarazzo e aveva la necessità di mimetizzarsi in ciò che lo circondava, un modo per nascondersi senza dover muovere un passo. 

 

 

  • Jacopo adorava Federico Odorisio perché:

Federico era l’unico bambino che sembrava in un certo qual modo condividere con Jacopo l’esperienza di una realtà interiore, intima, spesso più accattivante, intrigante e divertente del mondo esterno. Jacopo ammirava ed invidiava però la capacità di Federico di “entrare ed uscire” tranquillamente dal mondo interiore, di saper anche confrontarsi con sicurezza, forza e disinvoltura con il mondo esterno che era rappresentato dal gruppo. Federico non era timido ed impacciato come Jacopo quando stava in mezzo agli altri, anzi la sua attenzione al prossimo, la sua capacità di intuire i bisogni o le difficoltà di chi si trovava difronte, la sua combattività nei confronti delle ingiustizie, gli avevano fatto guadagnare nel gruppo una certa stima. Jacopo non si sentiva né realmente integrato né tantomeno stimato. Per questo Federico era interessante perché era perturbante: quando trascorrevano ore in silenzio a trafficare uno accanto all’altro, Jacopo sentiva di aver trovato un anima affine, un’anima che potesse capirlo e con la quale poter condividere fino in fondo anche la sofferenza di sentirsi irrimediabilmente diverso, la difficoltà di relazionarsi al gruppo. Jacopo immaginava se stesso come un pesce immerso nelle profondità degli abissi dei suoi pensieri e dolorosamente costretto ad emergere trattenendo il fiato per stare con gli esseri di superficie, il mondo terreno assolato, soffocante e cattivo. Federico quindi appariva a Jacopo come un anfibio, un essere meticcio in grado di passare tranquillamente dalle profondità marine alle vette delle montagne. Jacopo provava infatti un segreto ed imbarazzante piacere quando il gruppo stuzzicava il lato permaloso di Federico perché era come se la cosa lo avvicinasse a lui proporzionalmente a quanto lo allontanava dagli altri. Ogni volta che si scopriva a fare questi pensieri Jacopo veniva avvolto da un triste senso di colpa. Proprio a causa di questi sensi di colpa una volta, quando gli altri ragazzi avevano nascosto alcune delle brochure di agenzie di viaggi di Federico facendolo letteralmente impazzire dalla rabbia, Jacopo, che aveva visto dove erano state nascoste, si fece coraggio ed approfittando della generale confusione recuperò il maltolto e fece in modo di farlo ritrovare all’amico sotto uno dei cuscini del sofà in ingresso. Nessuno capì mai quel che fosse successo.

 

  • Jacopo e Giorgia Torres…

Una volta Jacopo era come al solito assorto a rimuginare e gingillarsi con i suoi pensieri quando Giorgia gli si parò davanti e, fissandolo dritto negli occhi come se cercasse di entrargli dentro fin nelle viscere, gli chiese con candida ingenuità: < Ma tu perché non ci parli con i tuoi amici che noi non vediamo?>. Jacopo rimase di pietra e non seppe spiccicare parola, balbettò monosillabi abbastanza a lungo da far sì che Giorgia fosse attratta dalle grida degli altri bambini nella stanza a fianco e scomparisse così come si era materializzata.

 

  • Jacopo riteneva Gigino un buon amico perché:

Gigino era un’altro di quei pochi bimbi con i quali Jacopo si sentiva rilassato e meno a disagio degli altri. Gigino era educato, gentile e non aveva bisogno di strafare o assumere atteggiamenti che lo mettessero in evidenzia all’interno del gruppo. Una volta, durante la divisione in due gruppi  per i giochi a squadre, occasione in cui con suo grande disappunto Jacopo veniva sempre scelto per ultimo a causa della sua scarsa competitività, Gigino fece un gesto davvero gentile per Jacopo scegliendolo per primo nella sua squadra.

 

  • Jacopo e le suore:

Jacopo cercava di comportarsi sempre con la massima attenzione, cura e diligenza nei confronti delle suore e delle regole da loro imposte . Il suo comportamento era talvolta anche elogiato dalle suore, cosa che dilaniava dall’imbarazzo Jacopo e che in quel frangente gli faceva percepire il gruppo come arroccato su di uno scoglio nel mare, tutto rimpicciolito ed ammassato su un unico punto collocato ad una distanza incolmabile anche dal pensiero. Jacopo non cercava l’approvazione delle suore e tantomeno era convinto o fissato con le regole ma riteneva semplicemente che avere un comportamento consono alle richieste gli consentisse di essere lasciato in pace, di non dover confrontarsi in prima persona con situazioni spiacevoli o rimproveri. Non voleva che si potesse in qualsiasi modo mettere al centro dell’attenzione la sua esistenza. Per questo non capì mai ciò che egli stesso fece un pomeriggio durante l’ora di religione. Si avvicinava il Natale e la suora aveva appena raccontato la vicenda di Erode e della strage degli innocenti, come sempre sul finire della lezione chiedeva ai bambini di disegnare un frammento dell’episodio del Vangelo appena affrontato. A Jacopo piaceva disegnare perché quando disegnava aveva la sensazione che la sua mente si alzasse un po’ dal suo corpo, ne affievolisse il peso e la pressione fino a quel momento esercitati. Così, non appena la suora impartì la consegna, la sua matita prese a correre nervosa e divertita sul bianco della pagina: prima a scatti, poi lunghe linee e poi di nuovo scatti, dei cerchietti piccolissimi veloci, concentrici e poi di nuovo linee morbide soffici, lunghe, come quasi a formare un ovale. Una pausa. Poi riprese afferrando un colore e riempiendo con cura e delicatezza un piccolo spazio per poi sfrecciare sull’altro lato del foglio con zampilli di colore e forme bislunghe. Continuò così per una buona mezz’ora finché non consegnò un disegno che per la cura, la precisione e la passione con cui era stato svolto, avrebbe meritato di certo un encomio ma che per il contenuto fece letteralmente sobbalzare la suora sulla sedia: Jacopo aveva minuziosamente rappresentato la strage degli innocenti con freddo, ironico e quasi grottesco realismo. Decapitazioni ed impiccagioni di infanti, brandelli di corpicini dilaniati sparsi nella sabbia di Giudea, sangue che gronda copioso da spade, lance e legni acuminati d’ogni sorta, soldati romani sadici e fantasiosi improvvisatori della tortura che si cimentano nelle più perverse e rocambolesche modalità di sopprimere un neonato, sconvolsero a tal punto la suora da farle squassare il petto in un agghiacciante latrato di rabbia e dolore. Ricacciò al posto Jacopo strappando il disegno e gli vomitò in faccia tutta la sua ecumenica indignazione che pareva dover esplodere finchè improvvisamente si fermò. Immobile dondolò su se stessa per qualche secondo girandosi tra le dita il crocefisso che portava al collo poi, come se nulla fosse stato, carezzò dolcemente Jacopo sulla testa e gli sussurrò materna: <<Non farlo più, intesi? Lo so che sei bravo e che mi ascolterai! >>.

 

  • Jacopo e le bambine della Banda:

Jacopo era a tal punto impaurito  ed intimidito dall’universo femminile che qualsiasi bambina seduta al suo fianco gli provocava un disagio ed uno scombussolamento interiore così forti da farlo letteralmente sudare freddo. In una confusione emotiva di questo tipo Jacopo faticava a distinguere anche il benché minimo indizio di una qualsiasi simpatia, pensieri ed emozioni gli sfrecciavano davanti agli occhi istantanei ed inconsistenti come dei volti affacciati ai finestrini di un treno in corsa.

 

  1. Kòlia

    Mi ricordo che una volta mentre girovagavo nei paraggi della colonia, trovai uno dei posti segreti di Jacopo. Seminascosto tra la vegetazione stava un quaderno sdrucito. Mi guardai in giro con circospezione, lo presi e cominciai a leggere, ma proprio in quel momento…

  2. Giorgia Torres

    …arrivavano Giorgia e Jacopo, o meglio, arrivò Jacopo con un biscottone al cioccolato in mano rincorso da Giorgia che saltava perché lo voleva prendere, ma era alta quasi la metà di lui. Jacopo vide Colla con il suo diario in mano e abbasso il braccio col biscotto, Giorgia lo arraffò bestialmente e scappò, mentre Jacopo mise senza indugi le mani al collo di Colla…

    • Jacopo Dallacroce

      “Allora è così che ci si sente: nessun pensiero…nemmeno il tempo di contare fino ad uno che il corpo decide e parte. Due balzi, le braccia si allungano e le mani afferrano e stringono. Fa paura, è brutto.”
      Stava ragionando su questi fatti Jacopo quando si rese conto che le sue dita stavano trattenendo il collo di Kolìa. Come svegliato di soprassalto nel cuore della notte da un fulmine che illumina a giorno la stanza, Jacopo lasciò la presa, abbassò istintivamente lo sguardo, raccolse il quaderno che era finito ai suoi piedi e corse via senza dir nulla. Non parlò di ciò che era accaduto con nessuno e tanto meno con Colla. Bisognava cancellare, dimenticare quell’orribile sensazione e sperare che Colla non avesse letto nulla o almeno che non avesse capito un accidente di ciò che vedeva scritto, se si era fortunati poteva essere incappato in una pagina soltanto disegnata.

  3. Ivan Solmi

    Ero invidioso del rapporto tra Jacopo e Federico. Quando passavo accanto, a vederli insieme stare in silenzio e scrivere o giocare ognuno per se, ma insieme, pensavo che mi sarebbe piaciuto stare insieme loro. Un giorno, lo decisi. Sarei andato e mi sarei messo vicino a loro, e avrei riletto e corretto il mio diario. E così feci: mi sedetti a per terra, sull’erba, a formare un triangolo con loro. Nessuno disse una parola, ma ci guardammo e ci capimmo al volo. La giornata passo velocemente, nel silenzio, e iniziai a notare suoni, luci e odori, come non avevo mai notato prima.
    E poi, a fine giornata, ognuno per la sua strada. Non mi sentii più così per il resto della mia vita.

  4. Giorgia Torres

    Una volta Giorgia disse a Jacopo che un giorno avrebbe imparato a volare, e Jacopo di tutta risposta, stupì la casa-famiglia intera rispondendole…

  5. Jacopo Dallacroce

    …”tu ed io sappiamo gia’ volare! ….e forse anche qualcun’altro qui dentro…”