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Ivan Solmi

Nato il:001-en

23 gennaio 1980

 

Ivan era:

  • solitario
  • timido
  • curioso
  • terrorizzato
  • audace

 

Tutti ricordano che Ivan:

1- era curioso dei giochi delle ragazze. Tutti lo prendevamo in giro per questa curiosità. Lo chiamavamo femminuccia, e lui ci odiava per questo. Le suore lo forzavano ad andare a giocare con i maschietti. Ivan riusciva comunque a malapena a giocare decentemente a calcio, ad esempio. Lo mettevamo in porta, ovviamente. Prendeva gol di continuo. Odiava il calcio. Però amava alla follia giocare a biglie. Tuttavia, l’unico bambino che giocava a biglie peggio di lui era Gigino: Ivan si è sempre sentito in colpa per aver vinto la sua biglia preferita;

 

2- era letteralmente innamorato di Marilina…quando Marilina rideva, Ivan sembrava come rinascere dai modi brutali e dalle punizioni delle suore. Quando Marilina gli faceva qualche complimento lui stava zitto e arrossiva perché si sentiva brutto come la fame, lo diceva sempre. Un giorno trovammo il suo diario segreto pieno di cuoricini e Mariline e, ovviamente, lo prendemmo in giro. Impiegò settimane per perdonarci.

 

  • Ivan adorava Ortensia Rambaldi e Lucio Vansi perché:

Ortensia era molto, ma molto sbadata. Non per stupidità o poca perspicacia, ma solo… sbadata. E questo faceva ridere Ivan allo sfinimento, e gli faceva dimenticare del dolore. La complicità tra i due consisteva nel fatto che Ivan, sapendo che Ortensia avrebbe fatto comunque “una delle sue” (di solito contro se stessa), cercava di imbrogliare Ortensia, Ortensia sapeva benissimo di essere imbrogliata, e Ivan sapeva benissimo che Ortensia sapeva… ed era questo il gioco veramente interessante, e non il gioco a cui apparentemente giocavano. Ivan, spesso chiamato a giocare da Ortensia, capace di legare l’elastico in verticale e tentare di saltarci in orizzontale, avrebbe difeso Ortensia da tutto e tutti a qualunque costo. Voleva proteggerla da se stessa.

Lucio era il miglior compagno di giochi di Ivan. Odiava il calcio e questo bastava per renderlo un eroe ai suoi occhi, e nutriva un rispetto enorme nei suoi confronti. Una notte, giocando a nascondino, Ivan, piuttosto spigliato nel giocare di notte, scoprì Lucio nascosto dietro un albero; Lucio stava sdraiato come un neonato, con le mani sulle orecchie e gli occhi serrati. Mormorava “non ho paura del buio, non ho paura del buio, non ho paura del buio..”, di continuo. Ivan capiva benissimo il suo terrore. Tirò fuori un fiammifero dalla tasca, rimosso dalla cucina qualche giorno prima, mentre le suore e Marilina erano assenti, e lo accese vicino al viso di Lucio, come per farlo rinvenire dal buio. Lui si fermò, sentì il calore del fiammifero, aprì gli occhi e le orecchie, si mise a piangere e abbracciò Ivan.

 

  • Ivan e Marinella Neri…

Marinella era il puntino rosso di Ivan. Faceva di tutto per farsi notare, ma Ivan la ignorava grandemente, timido com’era, perché gli faceva paura. Un giorno a Kolishamn, mentre Ivan era impegnato a raccogliere piccoli rametti per il prossimo lavoro di edificazione della pista-per-biglie-più-bella-del-mondo (alla quale si preparava anche Lucio), sentì un vociare di un gruppo di tre-quattro bambine, poco più in là: quello che dicevano gli suonava familiare, ma era detto pieno di ironia; Ivan si avvicinò lentamente, abbassandosi: “…Ivan + Marilina, ahahahahaha, oh, guardate questa, ha pure fatto un disegnino, ma sarà brutta?? Ahahahahaha….”. Erano Marinella e le sue amiche, che leggevano il suo diario, rubato una settimana prima, e ridevano di pancia. Ivan si arrabbiò come un cerbero, ma si trattenne. Decise di vendicarsi, al momento giusto. Quando Maddalena cadde correndo con le matite in mano, prestando attenzione a Marinella, si fece molto male. Quindi Ivan si voltò verso Marinella, ed esclamò: “Tu, non sei una bambina. Sei una cornacchia!” E tutti in coro: “Cornacchia! Cornacchia! Cornacchia!”… Marinella si indispettì e se ne andò immediatamente. E con lei un peso dal petto di Ivan.

 

  • Ivan riteneva Gigino un buon amico perché:

Gigino non poteva che essere un buon amico. Era sempre sorridente, non si indispettiva mai, sempre attivo e presente. Nonostante fosse il più piccolo di tutti, mostrava compassione per tutti, e cercava sempre di sdrammatizzare qualunque cosa succedesse. Un suo modo di farlo era questo: essendo che registrava tutto e tutti, a volte si divertiva a scegliere una frase, un suono, registrato, che sicuramente ci avrebbe fatto crepare dalle risate, in qualunque situazione. Si avvicinava a qualcuno che, per un motivo o l’altro, stava male e, senza dire niente, premeva “play” sul registratore. Ci azzecava! E giù a scompisciarsi dalle risate…

 

  • Ivan e le suore:

Un giorno, poco dopo esserci svegliati di mattina e in procinto delle preghiere mattutine, pensai a tutto quello che mi era accaduto prima di entrare nella casa famiglia, e, preso dalla rabbia, urlai di fronte a tutti: “SMETTETELA CON QUESTA FAVOLA! DIO NON ESISTE!” Suor Teresa, assente come di consueto, non sentì nemmeno le mie parole, assorta nella prghiera. Suor Filippa, ascoltandomi si rattristò ma stette ferma, incredula. Il Cerbero invece si precipitò a placarmi, nel modo che conosceva meglio: con una verga in mano. Marilina, che al momento stava passando dell’aula della colazione, vide l’espressione di rabbia nel viso di suor Angelica e corse a bloccarla, sicura che mi avrebbe macellato le mani (e non solo) di frustate. “Ora ti insegno io a parlare così del nostro Signore Iddio!” tuonò. Marilina si mise tra me e lei, ma Angelica fece in tempo a sferrare una vergata fortissima nella mia direzione. Mi prese sulla guancia. Iniziai a sanguinare forte e ad urlare dal dolore. Le due suore che la osservavano restarono di stucco, mentre Marilina cercava di bloccare Angelica. I miei compagni rimasero con la bocca aperta a guardarmi sanguinare, qualcuno svenne… Marilina riuscì a respingere Angelica urlandole contro “Gesù, ma cosa le viene in mente suor Angelica! Ivan sta sanguinando! Si fermi!” Angelica si fermò. Vidi il suo sguardo pieno di odio e la verga dalla quale cadde una goccia del mio sangue. Per me lei era Satana. “Dio” si allontanò per sempre da me. Marilina mi portò in infermeria e si prese cura di me. “Ivan, piccolo mio, cosa ti succede? Perché hai detto una cosa simile?” – “Perché non credo in dio, signora Marilina, e ora ho maggior ragione per evitarlo in futuro…”. Marilina si fermò per pochi secondi, pareva mi volesse parlare, ma tacque, mentre le sue mani morbide mi tamponavano con la garza il sangue, mischiato con le lacrime che mi sgorgavano come fiumi dagli occhi.

 

  • Ivan e le bambine della Banda:

Lara era la bambina che mi piaceva. Nonostante non fossi mai stato un lettore attento, ammiravo il fatto che lei, lettrice assidua, fosse sempre sveglia e attenta a ciò che succedeva intorno, era difficile non vederla con un libro in mano, sempre assorta a leggere e commuoversi con quanto leggeva. Spesso mi ritrovavo nascosto ad osservarla mentre leggeva, ad osservare le sue espressioni, e a pensare “chissà cosa sta leggendo ora… forse è una storia di mistero con fantasmi e morti viventi, sembra quasi avere paura…” “…sta ridendo, forse è una storia che fa ridere…no, ora piange, perché piange?? No, non piangere, sei bella quando ridi…”. Passavo ore ad osservarla e mi perdevo nel suo sguardo assorto,ma non riuscii mai a dirglielo, ed ero molto attento a non farmi scoprire. Inoltre, era amica di Marinella. E per quello che faceva Marinella, non osavo avvicinarmi alla sua migliore amica. Un giorno, mentre ero fermo ad osservare Lara, notai qualcosa nell erba, dal lato opposto al mio. C’era qualcuno lì; pensai che fosse un animale, quindi saltai su, e urlai a Lara: “Fai rumore, fai rumore, c’è un cinghiale la vicino!” E Lara: “-Eh?? Come?? Ivan, cosa fai lì? Quale cinghiale?”. Da quel punto nell’erba, che avevo notato, saltò fuori Lucio: “Cinghiale?? Dove??” E Lara: “Lucio?? Anche tu? Ma cos’è, uno scherzo??”. Io e Lucio ci guardammo, increduli. Abbiamo balbettato qualche parola, cercando di giustificarci con lei, ma alla fine, capendo l’inutilità delle nostre scuse accampate, ce ne andammo a testa bassa, rossi come peperoni, lanciandoci occhiate a metà tra la sfida e la complicità.

  1. Giorgia Torres

    Ivan, per tenere lontana Giorgia dalla pista-per-biglie-più-bella-del-mondo, le aveva detto che doveva andarsene perché stava per arrivare la televisione a fare un film su quel capolavoro e lei non poteva disturbare. Giorgia corse a chiamare tutta la Banda, le suore e Marilina, e pure il giardiniere che quel giorno stava potando gli ulivi, dicendo a tutti che stava per arrivare la televisione lì. Quando tutti scoprirono la pista…

  2. Lucio Vansi

    …rimasero meravigliati per il lavoro che Ivan con la collaborazione di Lucio aveva fatto. La pista aveva persino delle rampe e dei ponti realizzati con dei pezzi di polistirolo recuperati dall’imballo della nuova lavatrice che le suore avevano recentemente acquistato.
    Tutti i bambini chiesero ad Ivan di poter giocare anche solo per un po’ a biglie con lui, persino suor Angelica non poté fare a meno di elogiare un simile piccolo capolavoro di creatività ed ingegneria.
    Ivan però non dette retta a nessuno perché quel giorno si realizzò il sogno di una vita. Marilina con immenso affetto e con un sorriso radioso che non può essere descritto a parole gli dette un lungo bacio sulla fronte dicendogli:”Sono fiera di te!”

    • Ivan Solmi

      Subito dopo i miei occhi, strabuzzati, si riempirono di lacrime. Ero diventato rosso peperoncino e mi stava salendo la nausea. Non ci potevo credere. Ero terrorizzato da quanto stava accadendo. Ero terrorizzato dall’affetto! Mi è uscita una mezza parola: “Graz..” e di colpo sbiancai e mi accasciai a terra, svenuto.