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Francesco Forgione

Nato il:Francesco Forgione

9 settembre 1979

 

Francesco era:

  • carismatico
  • curioso
  • precoce
  • entusiasta
  • altalenante

 

Tutti ricordano che Francesco:

1- amava essere al centro dell’attenzione. Credeva che la sua visione delle cose avesse qualcosa di differente dalla norma, e cercava di convincere gli altri che lui aveva ragione. Aderì con entusiasmo alla Banda, e volle da subito che le regole fossero chiare. Gli altri, gli adulti, erano troppo corrotti per capirci, e il teatro di Francesco era la banda, il luogo dove dare sfogo alle sue teorie, dove esercitare il fascino del mistero, sugli altri;

2- non gli piaceva chi non era d’accordo con lui, come non gli piaceva quando litigavamo, fino anche a picchiarci. Sapevamo che mai avrebbe tradito il segreto della Banda, per lui non esisteva nulla al di fuori di lei, niente di più importante. L’avrebbe difesa a ogni costo, era la sua famiglia, il suo teatro, la sua religione.

 

  • Francesco adorava Kòlia Casadio perché:

era il suo alter ego, lo sentiva simile a lui, eppure diverso. Come se fossero le due facce di una stessa medaglia. In un certo senso sapeva anche che Kolia gli era utile, perché dei due, era considerato quello “buono”. Anche quando raccontava storie del terrore, finivano sempre bene e se i più piccoli si mettevano a piangere per la paura, Kolia li consolava. Francesco lo adorava per questo, perché sentiva che Kolia era quello che lui non sarebbe mai stato. Ma allo stesso tempo lo studiava, per carpire le sue capacità oratorie, la sua fantasia.

 

  • Francesco e Ivan Solmi…

Per quanto non lo ritenesse particolarmente sveglio, Francesco aveva sempre un occhio di riguardo per Ivan, perché pensava che prima o poi gli sarebbe tornato utile. E in effetti, le innate capacità tecniche di Ivan tornarono utili a Francesco, nelle occasioni in cui voleva mettere in scena delle storielle legate ai fantasmi, o ai mostri. Una volta in particolare, gli chiese di costruire un enorme pupazzo con le sembianze di Facciamozza, da far passare la notte nei corridoi, tirandolo con una corda. Il piano era di convincere gli altri della necessità di organizzare delle ronde notturne, per difendersi dal mostro, ma soprattutto per il gusto di gerarchizzare ulteriormente la Banda del Bottone. Ivan in realtà non aveva ben capito quali fossero le intenzioni di Francesco, ma costruì il mostro, prendendo in prestito un manichino che si trovava nella stanza della sartoria/lavanderia, e ricoprendolo con dei sacchi di iuta, sapientemente impanati nella polvere, che col movimento, creava un ulteriore alone di mistero. Nel frattempo Francesco aveva preso un registratore di musicassette dal laboratorio d’inglese, e vi aveva registrato le frasi “sono vostro padre, venite con me! sono vostro padre, venite con me!”, e con la tecnica della registrazione a doppia velocità, le faceva rimbombare nel corridoio del dormitorio, con una voce rallentata e mostruosa. L’effetto fu terrificante, solo i più coraggiosi ebbero la forza di guardare il mostro…fino a quando Ivan, tirando troppo in fretta la corda, fece cadere il manichino. Inspiegabilmente le suore non sentirono nulla (e d’altronde quelle anziane erano piuttosto dure d’orecchio), ma gli altri bambini, spaventati, capirono che si trattava di uno scherzo e che soltanto Francesco poteva averlo architettato. Nessuno però seppe mai, come spesso accadeva, che Ivan era stato complice dello scherzo, perché Francesco non lo disse, assumendosi la totale responsabilità davanti al Tribunale dei Bottoni. Tutti ascoltarono la sua difesa, nella quale affermò che la sua era una simulazione di attacco esterno, e che solo le ronde potevano limitare questo pericolo. Non tutti credettero alla sua versione, ma la maggioranza decise di dagli retta, e le ronde vennero istituite. Restò l’alone di mistero sulla storia, perché Francesco aveva fatto sparire la musicassetta con la voce di Facciamozza, e nessuno, tranne Ivan ne era al corrente. Da allora, ogni notte, quelli di ronda speravano di non dover sentire la voce del “loro padre” Facciamozza. Da allora, Francesco e Ivan avevano un segreto, e nessuno avrebbe tradito l’altro.

 

  • Francesco riteneva Gigino un buon amico perché:

Spesso Francesco, quando doveva parlare dell’importanza della Banda, prendeva a esempio Gigino, che secondo lui era qualcuno che avrebbe solo beneficiato dell’avere una famiglia a proteggerlo. Era davvero come un fratello minore, come qual vago ricordo di un fratellino che forse aveva incontrato quando era troppo piccolo per poterselo ricordare con sicurezza. Però Gigino faceva spesso soffrire Francesco, troppo onesto e puro il primo, che quasi mai appoggiava le proposte del secondo. Francesco, dispiaciuto, faceva di tutto per fargli capire che i suoi modi di fare avevano solo l’intento di proteggerlo, ma Gigino proprio non voleva accettare. Per questo la sua morte fu per Francesco un dolore immenso, non l’aveva protetto, e non lo aveva convinto dei suoi metodi. Si ripromise che non sarebbe più accaduto nulla di simile.

 

  • Francesco, le Suore e Marilina:

Francesco aveva sempre detestato suor Angelica, semplicemente perché lei era l’autorità che si opponeva ai suoi piani sovversivi. “Dovresti usare il tuo ingegno per fare qualcosa di costruttivo!” soleva dirgli, cosa che Francesco era già assolutamente convinto di fare. Eppure era affascinato dalla sua figura autoritaria, e quando architettava un piano, prima di agire si domandava sempre come suor Angelica avrebbe potuto scoprirlo. Addirittura fantasticava su come lei lo avrebbe punito, ma non indovinava quasi mai, perché per quanto severe, le punizioni inflittegli da suor Angelica non erano all’altezza della fantasia di Francesco. Ad esempio, una volta, approfittando dell’assenza di suor Angelica e di suor Teresa, Francesco aveva rubato sei barattoli di ceci dalla cucina (a Francesco piaceva molto il numero sei, perchè gli ricordava il giorno della sua nascita, che a quanto gli avevano detto, era anche quello di sua madre). Dopo averli svuotati li portò in giardino, chiamò a raccolta un po’ di quelli della Banda, quelli che riteneva adatti all’esperimento, e gli fece vedere come, secondo lui, gli spiriti maligni potevano essere tenuti lontani. Sotto ognuno dei barattoli mise un petardo, e con l’aiuto di Ivan, Colla, Katia, Gigino (che non voleva farlo) e Luciano (che senza dirlo agli altri mise anche un grillo sotto al suo barattolo), fecero prendere fuoco alle micce contemporaneamente. Lo spettacolo fu magnifico, i barattoli saltarono in aria altissimi, oltre l’edificio centrale, oltre gli alberi e il cielo. Tutti, tranne uno, quello sotto la responsabilità di Gigino, che partì come un proiettile verso una finestra, infrangendo il vetro. Marilina che stava lavando il corridoio si vide arrivare l’oggetto metallico addosso, e si prese un grande spavento. L’evento era così grave che nessuno voleva raccontarlo alle suore, ma il vetro rotto non diede scampo. E così Francesco, che già sapeva sarebbe stato individuato come responsabile, andò in lacrime da suor Angelica appena lei tornò, e le confessò tutto, dicendo che era stata solo una sua idea. Non nominò mai Gigino, lo protesse col silenzio, come fecero gli altri. La suora, apprezzò la sua autodenuncia, e gli inflisse una settimana di divieto a giocare nel cortile, nelle ore di libertà, avrebbe dovuto aiutare Marilina a tenere pulito l’orfanotrofio. Francesco, aveva invece sognato per lui punizioni apocalittiche, ad esempio, il resto della sua vita segregato nella soffitta, idea che lo stuzzicava, perché da lì avrebbe potuto ascoltare i discorsi di tutti quelli sottostanti ed intimorirli con strani suoni…

 

  • Francesco e le bambine della Banda:

Francesco non faceva distinzioni tra i maschietti e le femminucce, per lui erano tutti uguali, contava solo che fossero dalla sua parte. E se non lo erano, contava solo che li convincesse a esserlo. Sicuramente Katia, con la sua fantasia, era una potenziale compagna di avventure, ma era altrettanto lunatica, e non sempre Francesco capiva come attirare la sua attenzione.

  1. Tommaso

    Una volta Francesco aveva detto a tutti di vederci dopo pranzo perchè doveva dirci qualcosa di importantissimo. Eccitati dalla notizia corremmo nel giardino, senza neanche lavarci i denti, ma di Francesco nemmeno l’ombra. Stavamo quasi per andarcene quando arrivò, spuntando da dietro la casa. Allora ci guardò e disse: …

    • Katia Celeste

      “Credo che Facciamozza quest’anno ci abbia seguiti anche qui a Viterbo!”
      Tutti noi sgranammo gli occhi e ci prendemmo per mano, per farci coraggio.
      Tommi con aria beffarda lo sfido’ a mostrarci delle prove.
      Allora Francesco….

      • Mario Barani

        …ci portò in un posto nascosto del giardino, uno di quei posti dove andavamo raramente, e puntò il dito contro un albero.
        Su quell’albero c’era un disegno di Facciamozza fatto da Francesco.
        Francesco iniziò a ridere senza fermarsi, a quel punto visto che ci aveva presi in giro, andammo tutti da Suor Angelica e, per vendicarci, dicemmo alla suora che Francesco diceva parolacce. La suora lo mise in punizione.

  2. Giorgia Torres

    Giorgia pensava di star sognando tutto, d’altronde Facciamozza non si era mai avvicinato così tanto alla tana dei Bottoni, eppure i bambini quella notte sciamavano da un lato all’altro delle camerate, sussurrando “c’è Facciamozza, Facciamozza è venuto a mangiarci”. Guardò alla sua destra, c’era Kolia nascosto dietro la stufa e lei lo guardò e si mise a gridare “Facciamozza si mangia Francesco perché qua non c’è e manco Ivan…”, allora…

  3. Kòlia

    Quella notte, la notte dello scherzo del manichino, Colla che conosceva bene Francesco aveva notato che qualcosa non andava. Lo aveva seguito e quando aveva visto che confabulava con Ivan si era sentito geloso e perfino un po tradito dal fatto che il suo amico avesse un segreto con un altro bambino. Colla seguì gli spostamenti dei due e quella notte nella camerata, appostato in un angolo capì che cosa i due avevano architettato e tuttavia in cuor suo si arrabbiò moltissimo, anche perchè lo scherzo spaventò molto i più piccolini…

  4. Ivan Solmi

    Qualche giorno dopo l’attacco di Facciamozza, c’è stato un forte temporale. Mi trovai, con Lucio, di fronte ad una mezza coatastrofe. La pista-per-biglie-più-bella-del-mondo su cui stavamo lavorando da una settimana, era stata semidistrutta dal temporale. Gigino, che era presente per documentare tutto, ha notato un piccolo luccichio sotto una (ex) rampa di legnetti. Scavando con attenzione, trovo una cassetta, semisepolta, ma chiusa nella sua custodia con dello scotch. “Toh, ma che ci fa questa qui?”. Io e Lucio ci siamo guardati e abbiamo fatto spallucce. Allora Gigino ha preso la cassetta, l’ha aperta, inserita nel musicassette, e premuto “play”: “Sono vostro padre, venite con me!”… Gigino ha lanciato il registratore per aria e ha iniziato a correre nel bosco urlando “Facciamozza nel mio registratore! Facciamozza nel mio registratore!”
    Di fronte alla scena Lucio ed io ci siamo rotolati dalle risate. Anche se, tuttora, mi chiedo chi avesse sepolto quella cassetta sotto la nostra pista segreta…