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Raccomandiamo a tutti i giocatori di leggere quanto segue con attenzione.

I bambini della casa-famiglia dell’Immacolata Concezione

Tutti i giocatori interpreteranno degli orfani (di entrambi i genitori) cresciuti nella casa-famiglia Immacolata Concezione di Viterbo, rimasta in attività dal 1985 al 1988. I bambini hanno frequentato la casa-famiglia a partire dal gennaio del 1985.

Indipendentemente dall’età anagrafica del giocatore i personaggi devono essere nati tra il 1977 e il 1981. Se nella realtà siete più vecchi o più giovani non è importante. Vorrà dire che dimostrerete un po’ di più o un po’ di meno della vostra età anagrafica.

La casa-famiglia dell’Immacolata Concezione

Questa istituzione ha avuto sede a Viterbo ed è stata fondata nel 1985. Durante il periodo in cui avete abitato in questa struttura siete cresciuti sotto la supervisione di tre suore di Carità dell’Immacolata Concezione e una laica che si occupava della cucina e della pulizia della casa. La struttura ha sempre ospitato 27 bambini. Voi.

La vita nella casa-famiglia era piuttosto dura. I metodi educativi delle suore erano antiquati e rigidi. Spesso ricorrevano a punizioni esemplari come ad esempio pulire il refettorio, non uscire nel cortile a giocare per uno o più giorni, lettura della bibbia ad alta voce per interi pomeriggi, bacchettate sulle mani, etc.

Ciononostante esse erano anche in grado di farvi sentire a casa vostra e di fornivi una solida educazione di base e di tanto in tanto Suor Filippa veniva a darvi una carezza per scacciare la paura nelle lunghe notti invernali.

La mancanza di una famiglia ad ogni  modo ha fortemente condizionato questa fase della vostra vita. Avete a lungo invidiato le famiglie che vedevate nei programmi alla TV o di cui leggevate nei libri o che osservavate a passeggio nel parco. Nella casa-famiglia si viveva come in un mondo a parte. Le occasioni di svago erano poche e solo la vostra fantasia vi permetteva di evadere e di creare i vostri mondi fantastici. Giochi e giocattoli scarseggiavano e spesso ve li contendevate l’uno con l’altro, eppure i pomeriggi di gioco erano occasioni ugualmente divertenti pur tra qualche nota amara.

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Da sinistra a destra: Suor Angelica, Suor Filippa, Suor Teresa

Suor Filippa

L’angelo della casa. La più buona e materna delle suore, sulla trentina e snella.  Era la più giovane delle suore e dunque non aveva grande capacità di imporsi sulle altre, anzi spesso doveva sottostare alle decisioni altrui. Aveva una grande capacità di instaurare rapporti amichevoli e compassionevoli con voi bambini. Era ingenua e facilmente raggirabile, perfino da voi.

Suor Angelica

Il cerbero. Era la più austera e severa delle tre suore. Aveva circa cinquant’anni. Animata da una grande e profonda fede in Dio, vi trattava come se foste già adulti. Non transigeva sulla disciplina in casa e fuori. È di certo la suora che più di tutte ha contribuito a elargirvi punizioni di ogni genere. Astuta e inflessibile. Ingannarla era pressoché impossibile. Pareva quasi che leggesse nelle vostre menti, era in grado di accorgersi di ogni marachella che compivate e di sanzionarvi puntualmente. Pur non essendo la responsabile della casa famiglia riusciva spesso ad imporre le proprie decisioni grazie ai suoi modi dispotici e prepotenti e di fatto amministrava la casa.

Suor Teresa

La più anziana e ufficialmente la responsabile della casa-famiglia. Sulla settantina. La suora che avete frequentato di meno. Era strana. Qualcuno mormorava che fosse ormai poco lucida. Dotata di una fede intima e poco esteriore suor Teresa sembrava sempre distratta e lievemente assente. Alcuni di voi hanno assistito a diverse sue stranezze,  come ad esempio vagare a notte fonda per i corridoi della casa, o borbottare tra sé e sé. Alle volte la prendevate in giro per questo suo strano modo d’essere, ma lei sembrava non accorgersene o non dargli peso. Nonostante tutto, la sua autorità, nei rari casi in cui la esercitava, era indiscussa.

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Marilina

Marilina

Marilina era la governante, non viveva con voi, voi eravate il suo lavoro. Aveva un figlio e un marito, altrove. Era molto giovane, avrà avuto circa 18 anni. Si occupava della gestione della cucina e faceva altri piccoli lavoretti: medicava le ferite, faceva iniezioni, lavava i più piccoli, rattoppava vestitini, cuciva grembiuli e divise, etc. La ricordate tutti come una ragazza solida, bellissima, senza fronzoli e con un grande senso pratico. Tuttavia la ricordate anche e soprattutto mentre vi rincorre con una siringa in mano. Di tanto in tanto vi reggeva il gioco e nascondeva qualche vostra marachella alle altre suore o vi passava sottobanco un biscotto. Non subiva i modi autoritari di suor Angelica, anche se non la contraddiceva apertamente.

La banda del bottone

Poiché la vita era dura nella casa e nessuno di voi aveva una famiglia, un giorno decideste di crearne una tutta vostra: la banda del bottone. Il giorno di Ferragosto del 1985, rubati dei bottoni dall’armadio di Marilina ne faceste dei monili e stringeste un solenne giuramento. Quello che la vita non vi aveva dato, tutte le difficoltà che vi sareste trovati di fronte da li in avanti li avreste affrontanti come un unico corpo, una squadra unita e compatta sotto un’unica bandiera. Così nacque la banda.

Le regole della banda erano ferree e tutti le rispettavano:

  1. La banda è segreta
  2. Una volta nella banda, per sempre nella banda
  3. Se uno della banda è in pericolo, gli altri accorrono
  4. La banda si vendica dei torti subiti
  5. La maggioranza decide

Si può dire in effetti che ciò che vi ha cresciuto sia stata la vostra stessa banda. Eravate una entità solidale e insieme potevate arginare i problemi, il mondo adulto e le sue difficoltà. Nessuno era un capo, tutti erano allo stesso livello nella banda, grandi e piccini, magri o robusti, maschietti o femminucce. Le decisioni si prendevano insieme. Ciononostante anche nella banda, di tanto in tanto, si creavano inimicizie e amicizie più strette, si formavano alleanze e si dava adito a qualche rancore anche acceso. La banda però restava sempre il centro della vostra vita, l’unità fondamentale entro cui tutti voi vi riconoscevate.

La colonia estiva: Kolishamn

Ogni anno e per tutto il mese di agosto, la casa-famiglia, sia i bambini che le suore che Marilina, si trasferiva nella colonia estiva di Kolishamn, in Svezia, dove la congregazione aveva delle proprietà. Era il periodo più bello dell’anno per voi bambini, in cui si respirava aria di libertà. Qui, sotto l’occhio vigile delle suore, potevate correre all’aria aperta e giocare per tutto il giorno senza dover fare i noiosi compiti. Perfino le suore sembravano un po’ più rilassate. Il tutto senza dimenticare le ore di preghiera e le domeniche a messa. Usciti dai freddi corridoi della grande casa famiglia, le piccole casette accoglienti erano un luogo magico da esplorare, anche se si doveva stare attenti al terribile Facciamozza, il mostro che viveva nella foresta.

Il rituale

Ogni anno, per festeggiare l’inizio della colonia estiva, la banda del bottone consolidava il proprio giuramento con un rituale scrivendo per terra le parole: segreto, insieme, aiuto, vendetta, uguali. In seguito i membri della banda dovevano saltare sulle scritte fino a renderle illeggibili e poi lavarsi i piedi nell’acqua.

Gigino

Luigi Innocenti detto Gigino, era uno di voi. Era uno dei 27 della banda del bottone, un orfano cresciuto con voi nella casa-famiglia. Era uno dei bambini più piccoli, e fisicamente era minuto. Aveva un tono di voce leggero. Il più delle volte era affabile e gentile con tutti. Sempre disposto ad aiutare gli altri e a condividere le sue cose con generosità. Era considerato una specie di mascotte da tutta la banda. Tirava su dal naso e alle volte, quando la banda si imbarcava in qualche azione avventurosa si spaventava e andava consolato. Era il più piccolo di voi e ritenevate una vostra responsabilità proteggerlo come avrebbe fatto un fratello maggiore.

La tragedia

Il giorno 21 agosto del 1988 le vostre vite cambiarono per sempre. Trovaste voi tutti, insieme, il cadavere di Gigino con la testa fracassata. Da quel momento in poi tutto precipitò. Di quei giorni ricordate la frenesia delle indagini delle forze dell’ordine, gli interrogatori, e le vostre lacrime e quelle delle suore dinanzi a quell’orrore senza risposta. Non eravate riusciti a proteggerlo nonostante la vostra promessa nei suoi confronti. Per la prima volta, la banda aveva fallito.

L’autopsia stabilì che Gigino era stato ucciso nel pomeriggio del 21 agosto, colpito alla testa probabilmente con una pietra, poco prima che voi bambini lo trovaste. Il corpo di Gigino venne sepolto nel cimitero locale pochi giorni dopo. Nonostante un lungo periodo di indagini, e una serie di ipotesi riguardanti alcuni sospettati, la polizia non riuscì a trovare  alcuna prova a suffragio delle sue teorie. Il caso fu chiuso senza che alcun colpevole venisse individuato.

Giuraste che avreste vendicato quella perdita incolmabile.

Da allora il volto di Gigino non vi ha mai abbandonati e alle volte, come una ferita inguaribile, torna a manifestarsi nei vostri sogni.

L’epilogo

Rientrati in Italia, le cose andarono di male in peggio. La casa-famiglia dell’Immacolata Concezione, a causa dell’immane dramma e delle spese che ne conseguirono, venne chiusa. Voi bambini foste divisi e smistati in altri istituti e case-famiglia, perdendo completamente i contatti l’uno con l’altro. Tuttavia, la banda del Bottone non fu mai sciolta.

La tara dell’omicidio di Gigino pesò sulle vite di tutti, rendendo difficoltosa l’adozione di ognuno di voi fino ai 18 anni, età in cui si viene dimessi da questo genere di istituti. Furono anni duri in cui spesso vi siete sentiti soli e desolati, lontani dagli amici della banda.

Il giorno del compimento del 18° anno di età, siete stati congedati.

Il mondo intero era davanti a voi.